SEGRETO DI STATO
Regia: Giuseppe Ferrara
Soggetto: Andrea Purgatori
Sceneggiatura: Andrea Frezza
Direttore fotografia: Claudio Cirillo
Scenografia: Antonio Formica
Costumi: Tiziana Mancini
Musiche: Pino Donaggio
Montaggio: Adriano Tagliavia
Organizzazione generale: Maurizio Pastrovich
Anno 1995 - Durata - Colore
CAST
Massimo Ghini, Massimo Dapporto, Antonello Fassari, Tony Sperandeo,
Isabel Russinova, Mariella Valentini, Adriana Russo, Giampiero Bianchi,
Adalberto Maria Merli
Il SISDE segnala la presenza di un'autobomba nei pressi della stazione
Centrale di Milano. Pochi istanti prima che la polizia riesca ad isolare
la zona, l'ordigno esplode uccidendo l'equipaggio di una volante e due
extracomunitari. L'indagine sull'ennesima ambigua strage italianavengono
affidate a Carlo Tommasi (Ghini) della DIA, che affianca il sostituto
procuratore Francesca Savona. Con sospetta tempestività gli uomini
del SISDE arrestano un mafioso che confessa di essere l'esecutore materiale
della strage e accusa un funzionario dello stesso SISDE, Beppe Fossati
(Dapporto), di esserne il mandante. Fossati rappresenta una minaccia
per il SISDE perché possiede un floppy disk con la lista dei
beneficiari dei fondi neri del servizio come ricompensa per la protezione
dei grandi traffici che fanno capo alla criminalità organizzata.
Fin dalle prime battute Carlo e Francesca intuiscono che la rapida soluzione
del caso offerta dal dottor Ravidà, capo del servizio, è
solo una trappola per eliminare un nemico interno e per far vedere che
il servizio compie il suo dovere. Fossati riesce a sfuggire alla trappola
preparata da Ravidà, che ha dato ordine a due fedelissimi di
'suicidarlo'. Carlo e Francesca, attraverso una serie di peripezie e
sfuggendo a due attentati, riescono a convincere Fossati a consegnare
loro il dischetto. Soltanto un amico molto caro di Carlo sa dove il
giudice e il poliziotto incontreranno l'uomo del SISDE braccato dai
suoi stessi colleghi e dalla mafia; e l'amico tradisce. Pochi attimi
prima dell'incontro Fossati viene ucciso dai killers. Sembrerebbe che
tutti gli sforzi siano stati vani ma, all'ultimo minuto, il floppy salta
fuori svelando l'ultimo segreto della prima Repubblica: la complicità
tra politica, servizi segreti deviati, mafia ed alta finanza.
ANNOTAZIONI DEL REGISTA
L'Italia è uno dei grandi crocevia dei percorsi illegali del
denaro sporco. Ai flussi provenienti dal Medio Oriente (frutto di traffici
di armi e droga) si sommano quelli della criminalità organizzata
nazionale (Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta) e delle istituzioni deviate
(servizi segreti, partiti politici, ecc.)
Questa imponente massa di denaro liquido - stimata in 170mila miliardi
di lire - richiede tempi rapidissimi di lavaggio e riciclo, percorsi
privilegiati, protezioni di massima sicurezza che soltanto la connivenza
e la complicità delle forze che dovrebbero reprimere le attività
criminali possono assicurare. E' d'altra parte impensabile che il denaro
sporco, una volta lavato e riciclato, possa essere impiegato senza l'intervento
di grandi organizzazioni finanziarie, nazionali ed internazionali, che
ne ignorino la provenienza e la destinazione finale.
Ecco dunque che nasce una sorta di patto di sindacato tra criminalità
organizzata, politica, servizi di intelligence e alta finanza, accomunati
dalla necessità di accrescere la forza economica di cui possono
disporre e che è la base del potere di controllo, di manovra
e di ricatto.
Da questo patto di sindacato nascono i cosiddetti 'Poteri Forti' ipersensibili
ad ogni segnale di mutamento di rotta della politica e pronti a tutto
per evitare che lo status che rende possibili i loro profitti e privilegi
venga non diciamo abbattuto ma soltanto scalfito.
I Poteri forti in Italia sono cresciuti negli anni Sessanta con il boom
economico, la realizzazione delle grandi opere pubbliche fonte di entrate
illegali attraverso il sistema delle tangenti, con la nascita delle
organizzazioni clandestine previste dagli accordi segreti dell'Alleanza
Atlantica. E proprio queste organizzazioni, sul finire degli anni Sessanta,
sono state utilizzate non tanto in funzione della difesa nazionale quanto
per fini interni di lotta politica, confluendo nella vecchia alleanza
tra politici in cerca di consensi e la criminalità organizzata
che controlla vaste aree del territorio nazionale.
Quasi 30 anni dopo, con la fine della guerra fredda che ha coperto le
azioni più nefande in nome della difesa dell'occidente, il sistema
politico che ha governato la prima repubblica finisce sommerso dagli
scandali e il massimo sistema criminale (Cosa Nostra), che per mezzo
secolo ha prosperato con la garanzia e la tutela dei vertici politici,
si aggrappa a tutto pur di non finire nella bufera scatenata da un manipolo
di giudici. E che bufera sarebbe per i Servizi Segreti da sempre e totalmente
deviati, organizzatori ed esecutori di stragi, protettori di criminali
e fedeli non alla Repubblica ma ad interessi privati e oscuri. Ancora
bombe dunque, ricomincia la strategia degli inganni e della disinformazione,
si attiva la catena che dovrebbe assicurare la continuità del
flusso finanziario illegale.