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LA SALUTE NON SI VENDE

Regia e montaggio: Giuseppe Ferrara
Fotografia: Simone Mercanti
Scenografo: Nino Formica
Coll. montaggio: Lilli Lombardi, Valeria Altobelli, Giuliana Zamariola
Musica: Giorgio Gaslini
Comm.: Claudio Stanzani
Cons: Centro ricerche e documentazione rischi e danni da lavoro della Federazione CGIL, CISL,UIL
Sp.: Marisa Traversi, Walter Valdemarin
16 mm; in 2 parti, tot. 70'; BN
Produzione. Kronos Film per C.I.C.A. (Comitato Interassociativo Circoli Aziendali ARCI-ENARS, ACLI-ENDAS
Anno 1977

Una dichiarazione di Ferrara sul rapporto tra suono e immagine:
"La colonna sonora di un film documentario dovrebbe nascere durante la ripresa, in un continuo scambio suono-immagine di tipo critico ed analitico nei confronti della realtà da 'documentare'. Per un film come La salute non si vende, che è stato realizzato nell'arco di 4 anni con puntate improvvise e non programmate dal nord al sud dell'Italia del lavoro, questo non è stato possibile.
Credo però che la collaborazione con Gaslini abbia raggiunto ugualmente lo scopo, presentando al musicista il film in una fase ancora di abbozzo, di non-finito, in modo che i suoni non si limitassero a commentare, ma divenissero invece uno stimolo, un affiatamento, persino una traccia politica da seguire nel montaggio finale delle immagini (dal cui sudore, polvere, acredine, fatica penosa, lotta, rabbia, depauperamento di vita e insieme conquista quegli stessi suoni prendevano origine).
Penso che da questo metodo la musica di Gaslini, proprio a livello politico, abbia raggiunto una dimensione diversa che merita di essere riascoltata, insieme ad alcune significative interviste, in questo non-disco inquietante che allarga la medesima proposta di lotta contenuta nel film".

DAL DOCUMENTO DEL C.I.C.A. (fine anni '70)
A Seveso la diossina avvelena e distrugge giorno per giorno la vita di un'intera zona. Non è il risultato di un incidente dovuto al caso, ma l'ultimo atto di un processo chimico inquinante prodotto dall'Icmesa e che durava dal 1945, con la complicità dei pubblici poteri. Seveso (come Manfredonia o Porto Marghera o Borgo Priolo) è solo l'esempio più clamoroso di una lunga catena di avvenimenti delittuosi.
In Italia in media ogni anno un milione e mezzo di lavoratori sono vittime di infortuni sul lavoro; quattromila muoiono; decine di migliaia restano invalidi E' il risultato anche di un'organizzazione capitalistica del lavoro che ha lo scopo programmato di trasformare il lavoro umano in puro e semplice profitto.
Una fabbrica non produce solo oggetti di consumo, macchinari o servizi: produce anche malattie, infortuni, morti, distruzione dell'ambiente. Solo l'iniziativa dei lavoratori puo' imporre un'altra organizzazione del lavoro, capace di rispettare i bisogni dell'uomo produttore.
Nelle lotte degli ultimi 10 anni la nuova coscienza operaia, superando la logica della 'monetizzazione' (più rischi, più soldi), ha affermato un nuovo principio: "La salute non si vende, la nocività si elimina". E' così cresciuto un movimento fondato sul controllo operaio dell'ambiente di lavoro, sul rifiuto della delega ai tecnici nella soluzione dei problemi della salute e della nocività. Protagonista è il 'gruppo omogeneo', il collettivo operaio che, a partire dal recupero della propria esperienza, dà vita a momenti di mobilitazione e di cosciente presenza politica, in collegamento con il territorio e con l'iniziativa del movimento democratico per la riforma sanitaria. A che punto è oggi questo movimento? Quali risultati ha raggiunto e quali nuovi problemi ha davanti a sé? Sull'insieme di tali questioni il Comitato Interassociativo per i circoli aziendali (Cica) ha prodotto un film intitolato appunto "La salute non si vende".
Il Cica è un organismo unitario espresso da 3 grandi associazioni democratiche: Arci, Enars-Acli, Endas, che operano per un profondo rinnovamento nel campo culturale e ricreativo. In collaborazione con le organizzazioni sindacali, il Cica va costruendo un movimento per la conquista dei vecchi Cral aziendali da parte dei lavoratori.
La regia del film è di Giuseppe Ferrara, autore di chiara ispirazione democratica. Come è giusto per una produzione direttamente espressa dall'associazionismo democratico, tuttavia, il film è il frutto di un lavoro collettivo non solo sul terreno tecnico, ma anche su quello ideativo.
Il film unisce ad un notevole valore espressivo e narrativo una singolare efficacia documentaria sulla realtà della condizione di lavoro nel nostro Paese, sull'evoluzione storica che essa ha conosciuto, sulle lotte e la coscienza dei lavoratori.