CONTRADICTION
- IL CASO NICARAGUA
Produzione: Tv Cine 2000 s.c.r.l. e CGIL, in collaborazione
con la RAI TV - 3a Rete
Regia e montaggio: Giuseppe Ferrara
Collaborazione alla regia: Tiziana Gagnor
Collaborazione al montaggio: Giuliana Zamariola
Assistente al montaggio: Andrea De Angelis
Aiuto regia e organizzazione in Nicaragua: Claudio Coronati
Lettura poesie: Lina Sastri e Mattia Sbragia (Fernando Rey nella versione
spagnola)
Speaker: Adalberto Maria Monti
Direttore fotografia: Giacomo Testa
Fonico presa diretta: Gianni Sardo
Musica: Luciano e Maurizio Francisci
Organizzazione generale: Gianni Minello
Coordinamento: Carlo Bensi
Testi e interviste: Luigi Troiani
Anno: 1987 - Durata 100' (versione spagnola) e 90' (versione
italiana)
Colore - Formati: 16 mm, cassette video VHS e 3/4
Il 'documentario' si propone non come un'inchiesta di tipo giornalistico-divulgativo,
ma come un'opera d'autore. Coerentemente con questo assunto, il montaggio
si riallaccia al documentarismo classico (di cui, all'inizio, c'è
una commossa citazione: la sequenza della cattura del pilota americano
da parte dei vietnamiti in 17° parallelo di Joris Ivens,
grande maestro e imprescindibile punto di riferimento del documentarismo
politico).
Il tradizionale speaker 'off' è quasi del tutto eliminato e gli
interventi di commento esterni sono dichiarati come tali attraverso
l'uso di didascalie. La 'voce' è data direttamente ai protagonisti,
al Nicaragua, attraverso una fitta rete di interviste condotte non giornalisticamente
ma 'cinematograficamente': personaggio nel proprio ambiente, brevi brani
intersecati, esclusione delle domande dell'intervistatore. La scelta
di non doppiare le interviste ma di sottotitolarle è dovuta alla
necessità di mantenere integra l'espressività delle voci
e delle parole dei 'testimoni', spesso anche molto poetiche.
Proprio le poesie nicaraguensi (la poesia è infatti la forma
artistica più caratteristica del Paese) costituiscono il filo
conduttore di un commento che non è mai didascalico né
pedissequamente appiattito sulle immagini. Insieme alle scene di guerra
sul fronte Nord, alle manifestazioni di massa, alla vita di tutti i
giorni, vengono presentati rodei cittadini e feste popolari, mai però
in modo folkloristico, e squarci della natura rigogliosa, magica e a
volte nemica del Nicaragua.
Il film propone sequenze che mostrano la realtà presente, la
quotidianità della gente, le mutilazioni della guerra e l'intensa
volontà di pace, per poi prendere in considerazione il passato
del Paese: dalla figura di Sandino, alla dinastia dittatoriale
dei Somoza, ai suoi appoggi internazionali, alle feroci repressioni,
alla fondamentale 'censura' del terremoto del '72, al maturare della
lotta di liberazione, all'insurrezione, fino alla vittoria della rivoluzione
sandinista.
Mantenere viva la memoria storica e illustrare le controversie del presente:
queste le linee guida del lungometraggio, che illustra anche il laboratorio
di un nuovo modello politico, la fondamentale partecipazione dei cristiani
alla lotta di liberazione e al governo, la guerra diretta e indiretta,
dalle azioni dei 'contras' all'embargo economico. E ancora il sottosviluppo
del Paese e, in contrapposizione, le forze che nonostante tutto continuano
a portare avanti un modello diverso: i giovani, le donne, i lavoratori.
E i problemi legati alla questione etnica, la democrazia, la solidarietà
internazionale.
Nel finale, accanto alle tragedie, alle contraddizioni, alla guerra,
alla morte, esplode, oltre alla volontà di "No venderse
ni rindirse" (non vendersi né arrendersi), un'altra caratteristica
dello spirito 'nica': la "alegria", la sete di pace.