NARCOS
Produzione: Trio Cinema e Televisione, Surf Film, Asbrell
Productions (Madrid)
con la collaborazione di Euro International Production Film (Caracas)
Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Ferrara e Armenia
Balducci
Regia: Giuseppe Ferrara
Direttore della fotografia: Stefano Moser
Musica: Andrea Guerra
Lunghezza: 2.760 metri
Vendite all'estero: Surf Film (Roma)
Anno: 1992
CAST
Juan Josè Pinero, Joel Madonado, Cristobal Gornes, Aldo Sambreli,
Alfredo Xavier, Adriana Sfarza, Josè Luis Useche, Luis Castillo, Zoed
Eli Eligon, Ira Guevara, Joan Albarracin, Petra De Dominguez, Ciro Ramos,
Burgos, Homberto Garcìa, Adelaida Pittaluga, Antonio Sabac Subero, Andy
Garcìa
"Non ho fatto della morte uno spettacolo, bensì un documento di
verità . Questo film vorrei che servisse da monito".
"Tutte le mattine, in Colombia, centinaia di persone si svegliano
avendo come unico scopo quello di uccidere qualcuno. Non credo si possa
capire cosa sarà la mafia di fine secolo, una vera e propria 'Gestapo'
del sottosviluppo, se non si scende nei bassifondi di Medellin [...], se
non si indagano i legami fra potere legale e criminale" (G. FERRARA)
Con la ricostruzione di questa storia vera, Ferrara illustra allo
spettatore l'inaudito e tuttavia orrendamente naturale scenario nel
quale un adolescente si trasforma in un assassino professionista, e
porta l'intero pubblico alla scoperta dei fatti, delle ragioni e dei
sentimenti che lo hanno condotto davanti a un giudice.
L'utilizzo dei baby killers rappresenta uno degli aspetti più crudeli
ed assurdi della criminalità organizzata: aiutata da una condizione
sociale che pone l'adolescente di fronte alla scelta tra una vita di
miserie o un rapido quanto effimero arricchimento al servizio dei
narcotrafficanti, la mafia internazionale (in questo caso colombiana)
non ha difficoltà nel procurarsi la manodopera per le azioni più
criminose e sanguinarie.
Attraverso la vita e la quotidianità di tre ragazzi (Jesus, Miguel e
Diego), nell'intimo attratti da altri interessi ed ambizioni, ma
costretti per bisogno e per acquietare la loro esistenza disperata a
diventare baby killers al servizio dei boss del cartello di Medellin, si
è spettatori di una realtà cruda ed angosciante.
"Ammazza che Dio ti perdona!", si canta in quelle favelas,
dove la vita non vale più di due soldi. Ogni persona da ammazzare è un
pupazzo: "Lui non c'entra nulla: la sua unica colpa è di trovarsi
in condizioni simili a quelle del vero bersaglio"... "Ci si
abitua", dice un compagno anziano di Jesus, "e alla fine ci si
prende gusto... e poi tutti dobbiamo morire... Ma tutti gli altri non
pensano così alla morte, noi la morte la sfidiamo".