:: Giuseppe Ferrara :: desiderio di verità

:: welcome to Giuseppe Ferrara - UN PENSARE CONCRETO :: | contattami ::
[::..archivio..::]
[::..LINKS Ferrara..::]
:: HOME Ferrara [>]
[::..BIBLIOGRAFIA..::]
:: Bibliografia anni 50 [>]
:: Bibliografia anni 60 [>]
:: Bibliografia anni 70 [>]
:: Bibliografia anni 80 [>]
:: IMMAGINI Ferrara [>]
[::..I FILM..::]
:: Il sasso in bocca [>]
:: Faccia di spia [>]

:: Cento giorni a Palermo [>]

:: Panagulis vive [>]
:: Il caso Moro [>]
:: Contradiction [>]
:: Giovanni Falcone [>]
:: Segreto di Stato [>]
:: I banchieri di Dio [>]
[::TV e DOCUMENTARI::]
:: Donne di mafia [>]
:: La salute non si vende [>]
[::..File audio sul web..::]
:: Intervista su Interactivity [>]

NARCOS

Produzione: Trio Cinema e Televisione, Surf Film, Asbrell Productions (Madrid)
                    
con la collaborazione di Euro International Production Film (Caracas)
Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Ferrara Armenia Balducci
Regia:  Giuseppe Ferrara
Direttore della fotografia: Stefano Moser
Musica: Andrea Guerra
Lunghezza: 2.760 metri
Vendite all'estero: Surf Film (Roma)
Anno: 1992

CAST
Juan Josè Pinero, Joel Madonado, Cristobal Gornes, Aldo Sambreli, Alfredo Xavier, Adriana Sfarza, Josè Luis Useche, Luis Castillo, Zoed Eli Eligon, Ira Guevara, Joan Albarracin, Petra De Dominguez, Ciro Ramos, Burgos, Homberto Garcìa, Adelaida Pittaluga, Antonio Sabac Subero, Andy Garcìa

"Non ho fatto della morte uno spettacolo, bensì un documento di verità. Questo film vorrei che servisse da monito".
"Tutte le mattine, in Colombia, centinaia di persone si svegliano avendo come unico scopo quello di uccidere qualcuno. Non credo si possa capire cosa sarà la mafia di fine secolo, una vera e propria 'Gestapo' del sottosviluppo, se non si scende nei bassifondi di Medellin [...], se non si indagano i legami fra potere legale e criminale" (G. FERRARA)

Con la ricostruzione di questa storia vera, Ferrara illustra allo spettatore l'inaudito e tuttavia orrendamente naturale scenario nel quale un adolescente si trasforma in un assassino professionista, e porta l'intero pubblico alla scoperta dei fatti, delle ragioni e dei sentimenti che lo hanno condotto davanti a un giudice.

L'utilizzo dei baby killers rappresenta uno degli aspetti più crudeli ed assurdi della criminalità organizzata: aiutata da una condizione sociale che pone l'adolescente di fronte alla scelta tra una vita di miserie o un rapido quanto effimero arricchimento al servizio dei narcotrafficanti, la mafia internazionale (in questo caso colombiana) non ha difficoltà nel procurarsi la manodopera per le azioni più criminose e sanguinarie.
Attraverso la vita e la quotidianità di tre ragazzi (Jesus, Miguel e Diego), nell'intimo attratti da altri interessi ed ambizioni, ma costretti per bisogno e per acquietare la loro esistenza disperata a diventare baby killers al servizio dei boss del cartello di Medellin, si è spettatori di una realtà cruda ed angosciante.
"Ammazza che Dio ti perdona!", si canta in quelle favelas, dove la vita non vale più di due soldi. Ogni persona da ammazzare è un pupazzo: "Lui non c'entra nulla: la sua unica colpa è di trovarsi in condizioni simili a quelle del vero bersaglio"... "Ci si abitua", dice un compagno anziano di Jesus, "e alla fine ci si prende gusto... e poi tutti dobbiamo morire... Ma tutti gli altri non pensano così alla morte, noi la morte la sfidiamo".