GIOVANNI
FALCONE
Regia: Giuseppe Ferrara
Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Ferrara e Armenia Balducci
Direttore della fotografia: Claudio Cirillo AIC
Scenografo: Nino Formica
Costumista: Danda Ortona ASC
Fonico di presa diretta: Mario Dallimonti
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musica: Pino Donaggio
Prodotto da Giovanni Di Clemente per la Clemi Cinematografica
Anno 1993
CAST
Michele Placido, Anna Bonaiuto, Massimo Bonetti, Nello Riviè, Gianni
Musy, Paolo Di Giorgio, Pietro Biondi, Gianfranco Barra, Marco Leto,
Ivana Monti, Giancarlo Giannini
Palermo, inizio anni Ottanta: la mafia ha messo a segno i primi grandi
delitti, uccidendo tre giudici, il responsabile della Mobile, il
presidente della Regione, il prefetto; ha iniziato una sanguinosa guerra
intestina con centinaia di morti per controllare il narcotraffico. Per
chi, come il giudice Falcone, vuole ancora indagare, arrestare, emettere
sentenze il rischio è altissimo. Eppure alla Mobile e alla Procura di
Palermo soffia un vento nuovo: anche il collega di Falcone Paolo
Borsellino e il commissario CassarÃÂ , con alle spalle il capo della
Procura Chinnici, sono i convinti propulsori di inchieste e processi
sempre più stringenti. Moriranno tutti.
Il film è la ricostruzione fedele di questo ragionato (anche se
tragico) tentativo di battere la mafia in un contesto sociale pieno di
ambiguitÃÂ , quello che alcuni giornalisti hanno voluto battezzare 'la
palude' e che gli stessi inquirenti chiamavano 'la zona grigia'.
Il racconto segue l'attivitÃÂ di Falcone lungo un decennio: indagini,
nuovi metodi di lavoro giudiziario, confessioni di boss pentiti, colpi
di scena, telefoni senza controllo e un'idea precisa che il giudice
porta avanti con tenacia: la mafia è un fenomeno criminale unitario, di
gigantesche proporzioni, che quindi ha bisogno di una mole investigativa
e giudiziaria altrettanto grande e unitaria.
Falcone e il pool di giudici formatosi attorno a lui riescono a condurre
a termine un maxiprocesso, il più grande nella storia della
criminalitÃÂ , che condanna gran parte dei boss. Ma manovre subdole e
trasversali insidiano i risultati raggiunti e lo stesso pool: si
impedisce a Falcone di assumere un ruolo decisivo nel Palazzo di
Giustizia, si dÃÂ gran rilievo a lettere diffamatorie, lo si umilia con
magistrati superiori che ostacolano, boicottano, distruggono il lavoro
di tutto il pool. Si arriva perfino al ritrovamento di una bomba a pochi
metri dalla sua villa al mare: la 'zona grigia' sta lentamente
riprendendo terreno. Alla fine Falcone accetta la proposta del giovane
ministro della giustizia e si trasferisce a Roma come direttore agli
Affari Penali: carica transitoria, perché il ministro vorrebbe
nominarlo Superprocuratore Antimafia. Un tremendo attentato uccide però
il giudice, sua moglie e parte della scorta; un mese dopo anche
Borsellino e la sua scorta vengono massacrati da un'autobomba...
"CINEMA COME INVERSIONE DELLA
SOFFERENZA"
articolo di Giuseppe Ferrara
Tale è la forza del cinema e tale è la forza della realtàche, quando
un regista li unisce proponendo un cinema della realtÃÂ , si scatenano le
reazioni più strane e apparentemente più illogiche. Se poeti,
cantanti, scrittori dedicano le loro opere alla strage di Capaci,
nessuno batte ciglio. Così mandare in onda ore e ore di filmati
televisivi sulle stragi siciliane va benissimo. Invece fare un film,
anzi esprimere l'intenzione di fare un film su Falcone suscita
indignazione: "E' troppo presto", "E' sciacallaggio",
o almeno bisogna "usare la metafora, l'apologo", non il
realismo. Addirittura lo scrittore Domenico rea ha discettato: "A
entrare nei particolari della storia di Falcone si sciuperebbe un
capolavoro di rettitudine (...). E' meglio lasciarlo al mito. I film
lasciano una sfilacciata memoria".
Ma si puo' impedire al cinema di fare la sua parte?
Tra l'altro il film tra le forme espressive è forse quella che meglio
di tutte soddisfa l'idea freudiana secondo la quale l'arte potrebbe
compensare, almeno parzialmente, le ingiustizie quotidiane cui
l'individuo è esposto. E' una concezione dell'espressivitàcome
"inversione della sofferenza" che da Freud passa per lo
storico dell'arte Aby Warburg e arriva allo scrittore e drammaturgo
Peter Weiss.
Attraverso il cinema credo che il brutale annichilimento delle vittime
di Palermo possa venire almeno in parte risarcito, quasi strappato alla
distruzione e rimesso in gioco nel tempo presente.
Mai come oggi sento che portando a conoscenza i meccanismi di una
criminalitÃÂ occulta attraverso la ricostruzione dell'opera giudiziaria
svolta da Falcone sia possibile dare una spinta allo smascheramento di
questo contropotere chiamato mafia e insieme un contributo alla difesa e
al rafforzamento dei valori democratici.