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CASO CALVI: FLAVIO
CARBONI RICUSA UN PERITO...
Dalla Nuova Sardegna
DELITTO CALVI
Perito chiacchierone ricusato da Carboni
ROMA. Guai in vista per uno dei periti d' ufficio incaricati di accertare le cause della morte di Roberto Calvi, il presidente del vecchio Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, sul Tamigi a Londra, il 18 giugno 1982. Con una istanza presentata ieri mattina al gip Maurizio Silvestri, l'uomo d'affari Flavio Carboni, indagato per l'omicidio del banchiere, ha depositato una dichiarazione con cui ricusa Berndt Brinkmann, il docente tedesco dell'UniversitÃÂ di Munster. La colpa attribuita a Brinkmann sarebbe stata quella di aver violato il segreto sulle operazioni peritali, anticipandone alcune conclusioni nel corso di una intervista andata in onda su Raiuno circa due settimane fa durante la tramissione di Pippo Baudo "Novecento".
Nel servizio incriminato (la videocassetta è stata consegnata al giudice), Brinkmann ha spiegato che alcune tracce rinvenute sulle suole delle scarpe di Calvi potrebbero essere rilevanti per ricostruire la dinamica dell'accaduto. In particolare, per l'esperto tedesco la presenza di graffi, solchi e scanalature sulle suole potrebbe essere giustificata dal fatto che i piedi di Calvi erano stati a contatto con il terreno. Per Carboni, quindi, il perito ha fatto capire di ritenere che la morte di Calvi sia avvenuta per strangolamento (e non per impiccagione) e che il decesso, sulla base dei segni trovati sotto le scarpe, sia avvenuto all'asciutto.
Per Carboni, assistito dagli avvocati Renato Borzone e Oreste Flamminii Minuto, quanto commesso da Brinkmann "è di inaudita gravità", perchè il perito "ha manifestato il suo pensiero sull'oggetto del suo incarico fuori dall'esercizio delle sue funzioni, scegliendo, tra l'altro, lo strumento dell'intervista, mentre la perizia è in corso d'opera".
I due penalisti, in una nota, hanno detto di essere pronti ad attivare "tutti gli strumenti processuali perchè al proprio assistito sia assicurata la celebrazione di un processo giusto ed imparziale". "Indiscrezioni e fughe di notizie - hanno concluso - non possono in alcun modo cancellare gli imponenti elementi probatori che comprovano che Roberto Calvi non fu ucciso ma si suicidò".
(17 ottobre 2002)