L'ultimo
film - I BANCHIERI DI DIO (IL CASO CALVI)

Produttore: Enzo Gallo
Produzione: Sistina Cinematografica - Metropolis Film
Distribuzione: Columbia Tristarfilms Italia
Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Ferrara e Armenia Balducci
Fotografia: Federico Del Zoppo
Scenografia: Davide Bassan
Montaggio: Adriano Tagliavia
Musica: Pino Donaggio
Costumi: Enrica Barbano
Italia, 2002 - 35 mm - (1:1,85), colore, 125'
sonoro ottico, Dolby SR
CAST
Omero Antonutti, Giancarlo Giannini, Alessandro Gassman, Rutger
Hauer, Pamela Villoresi, Vincenzo Peluso, Alessandra Bellini, Francesco
Cordio, Pier Paolo Capponi, Franco Diogene, Carlo Saito
"Questo film va letto come un'interrogazione parlamentare",
ha detto Ferrara. L'argomento è infatti piuttosto scottante ancora
oggi, sebbene tratti di fatti verificatisi oltre 20 anni fa. D'altronde
questa è una pellicola che il regista toscano aveva in mente
dal lontano 1986: aveva appena finito di girare Il caso Moro,
in cui recitava Gian Maria Volonté, un attore che lo stesso
regista definisce "straordinario", capace di entrare nei personaggi
e viverli in prima persona; a lui avrebbe voluto affidare il ruolo del
protagonista, Roberto Calvi, il Presidente del Banco Ambrosiano. Sono
trascorsi 15 anni: "Lungo la strade tante difficoltà, tanti
ostacoli, un nuovo straordinario interprete: Omero Antonutti;
è rimasta intatta la natura di una vicenda attuale più
che mai e che ci riguarda tutti da vicino", dice Ferrara presentando
il film che ha esplicitamente dedicato a Volonté. Con lui il
produttore Enzo Gallo, gli attori (nel film recitano Giancarlo
Giannini, Rutger Hauer, Alessandro Gassman, Pamela Villoresi), la
sceneggiatrice Armenia Balducci e Carlo Calvi, figlio
del 'banchiere di Dio'.
E così, 7 anni dopo Segreto di Stato, il film
con Massimo Ghini e Massimo Dapporto in cui denunciava
i guasti e le deviazioni dei servizi segreti italiani, Ferrara è
tornato sulla storia politica degli anni '80 raccontando la storia di
Calvi, arrestato nel 1981 per il fallimento del Banco Ambrosiano, condannato
a 4 anni e a 15 miliardi di multa, fuggito (fatto fuggire) all'estero
e trovato 'suicidato', impiccato il 18/06/82 sotto il Blackfriars Bridge
di Londra.
Raccontare una storia (e si parla di Storia con la S maiuscola, quella
che viene insegnata a scuola, visto che ormai da allora sono passati
più di due decenni) di questo tenore è assai complesso.
Non solo perché sono molte le micro e macrostorie che si intrecciano
e diventano l'una la causa o l'effetto dell'altra, ma anche perché,
parlando di uomini di potere, risulta scomoda. Il desiderio di raccontare,
addirittura di insegnare, come un vero maestro fa con l'alunno un po'
disattento e dalla memoria corta, ha però prevalso su tutte le
difficoltà. Il film ha trovato i finanziamenti dopo estenuanti
ricerche: il fondo di garanzia ha assicurato 4 miliardi e 800 milioni,
il resto è arrivato dal coraggioso produttore Gallo della Sistina
Cinematografica con il contributo di Rai Cinema, di Tele+ e della Film
Commission piemontese.
Quello di Calvi è un caso mai risolto, pieno di contraddizioni
e di punti oscuri, sul quale la giustizia italiana probabilmente non
farà mai piena luce. Una brutta faccenda, nella quale erano coinvolti
anche lo IOR, l'Opus Dei e la Massoneria. Il Vaticano, la P2. Licio
Gelli. E poi esponenti politici del calibro di Craxi e, soprattutto,
Andreotti. Per non parlare dei servizi segreti e di figure legate al
mondo della mafia. Ferrara ha detto in proposito: "Nel momento
storico attuale, in cui assistiamo alla manipolazione di ogni aspetto
della vita pubblica ed anche delle coscienze, unfilm sui finanzieri
dei poteri occulti è un fatto antimanipolatorio per eccellenza".
L'ideale, insomma, per far sì che Ferrara si aggiudicasse una
denuncia per diffamazione da parte di Flavio Carboni (nel film interpretato
da Giannini), un ambiguo faccendiere che aveva contatti sia con il mondo
della mafia sia con le alte cariche del Vaticano. La denuncia si è
trasformata in processo, vinto in appello in quanto i legali del regista
hanno dimostrato che Ferrara si era basato esclusivamente su atti, documenti,
dati e informazioni assolutamente comprovati e per di più pubblici.
Forse non così noti, ma riconosciuti dalla legge come veri. Sta
di fatto che il film, distribuito dalla Columbia, è rimasto nelle
sale per pochissimo tempo (all'incirca una settimana). Le conseguenze
economiche del ritiro di una pellicola sono ovviamente enormi. Ora il
film è distribuito in videocassetta, la Rai ne ha acquisito i
diritti per trasmetterlo sulle reti pubbliche ma al momento il tormentato
lungometraggio è bloccato a Viale Mazzini. Il suo futuro televisivo
è ancora incerto.