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RIAPERTO A LONDRA IL CASO CALVI SULLE ORME DELLE INDAGINI ITALIANE.


Dall'agenzia Ansa

Sono passati 21 anni da quando, il 18 giugno 1982, l'ex presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, fu trovato impiccato sotto il ponte del Frati neri a Londra ma la vicenda giudiziaria e le indagini per accertare la verità non sono mai state abbandonate in Italia e l' ultima svolta, quella che si collega all' iniziativa annunciata dalla polizia britannica, è recente: risale al 23 luglio scorso, con l' indicazione di quattro possibili prossimi imputati e una decina di indagati iscritti in un altro procedimento per lo stesso reato. Il 23 luglio sono state infatti notificate ai quattro indagati le comunicazioni di fine indagine dopo che i due pm della Procura di Roma Maria Monteleone e Luca Tescaroli il 15 luglio scorso hanno tratto le conclusioni della loro inchiesta: l' accusa è omicidio aggravato e premeditato. La sezione operativa della Dia di Roma comandata dal colonnello Vittorio Tomasone e il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano hanno consegnato le notifiche a Pippo Calò (dal 1985 rinchiuso nel carcere di Ascoli Piceno), Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e Manuela Kleinszig (che si trova in Austria). Dopo che le difese avranno eventualmente esperito le iniziative previste dalla legge, è presumibile che Monteleone e Tescaroli chiedano il rinvio a giudizio dei quattro indagati. Che non sono i soli: nello sviluppo delle indagini sono stati iscritti altri nomi, una decina, che figurano in un altro procedimento per lo stesso reato, l' omicidio di Roberto Calvi. Per gli investigatori flussi finanziari transitati attraverso società estere del Banco Ambrosiano per un valore pari a un miliardo e 300 milioni di dollari Usa dell'epoca, sono stati realizzati con "tempi e modalità da risultare direttamente connesse all'uccisione di Roberto Calvi". Nel corso delle indagini i finanzieri sono riusciti ad individuare una cassetta di sicurezza, intestata a Roberto Calvi, della quale era ignota l'esistenza: il suo contenuto "é risultato significativo rispetto all'omicidio". La Dia di Roma dal 1994, dapprima coordinata dai pm Maria Monteleone e Giovanni Salvi e successivamente da Maria Monteleone e Luca Tescaroli, ha seguito tutte le fasi investigative della vicenda Calvi. Un' accelerazione all' inchiesta l' hanno data gli esiti delle due perizie, quella disposta dal Gip Maurizio Silvestri, e quella incaricata dalla Procura, che propendevano entrambe per la tesi dell' omicidio, confermando l' ipotesi investigativa sostenuta in questi anni. I periti incaricati dall' ufficio del Gip di stabilire le cause della morte di Roberto Calvi nell' aprile scorso hanno spiegato che Calvi sarebbe stato ucciso in un cantiere-discarica e il cadavere trasportato fino al vicino ponte dei Frati Neri dove sarebbe stato poi inscenato il finto suicidio. Finto perché i tecnici non trovarono le lesioni ossee che si verificano in caso di impiccagione e individuarono invece le tracce di un coinvolgimento dell' ex presidente dell' Ambrosiano in un' azione violenta in un luogo in cui probabilmente c'era materiale edilizio, forse, appunto, un cantiere a un centinaio di metri dal ponte dei Frati Neri.

(29 settembre 2003, ore 22.15)