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L'AFFAIRE CARBONI E IL FILM 'I BANCHIERI DI DIO'


La lettera degli avvocati di Carboni alla produzione

7 marzo 2002 - Gli avvocati di Flavio Carboni intimano ai produttori di fermare il film.
 In una lettera spedita dai suoi avvocati ai produttori del film "I banchieri di Dio" di Giuseppe Ferrara sul caso Calvi, Flavio Carboni afferma che il film deformerebbe "in senso gravemente lesivo" la sua personalità , con "conseguente menomazione e grave pregiudizio al suo onore, alla sua reputazione e al suo decoro". Oltre che a sospendere la programmazione, gli avvocati invitano i produttori a fissare una proiezione per accertare la sussistenza o meno dell'offesa. Ferrara fa però notare che "I banchieri di Dio" "è la ricostruzione documentata di una cronaca ed è interamente basato su documenti ufficiali. Non diffama nessuno, tanto meno Flavio Carboni. "Non vorrei però che dietro questa richiesta di togliere immediatamente il film dalla programmazione ci fosse qualche 'potere forte', che nell'opera viene messo di fronte agli illeciti commessi e non sopporta che la verità venga messa in piazza. Credo che in questa Italia", conclude Ferrara, "esistano ancora il diritto di cronaca e la libertà di espressione".


Stop al film

26 marzo 2002 - Il film viene bloccato.
Il tribunale civile di Roma inibisce provvisoriamente la proiezione del film "I banchieri di Dio", ma condizionando l'efficacia del provvedimento al deposito, entro 15 giorni, di un milione e mezzo di euro, sotto forma di cauzione, da parte di Flavio Carboni, che aveva chiesto di bloccare la programmazione della pellicola dedicata alla vicenda del banchiere Roberto Calvi. 
Secondo il giudice Cruciani il film rischia di offendere la reputazione di Carboni (che per la morte di Calvi è indagato, ma non ancora giudicato) in quanto conterrebbe riferimenti tali da attribuirgli una responsabilita' sulla tragica fine del banchiere. Lo stesso giudice riconosce che la sua è una decisione che riveste natura sommaria e provvisoria, assunta cioè in via d'urgenza, ma non definitiva, in quanto le argomentazioni delle parti (Carboni da un lato, le società produttrici del film dall'altro) non sono state esaminate nel merito. Per questo motivo l'inibizione del film, da tempo in proiezione in tutta Italia, è stata vincolata al deposito della cauzione che verrebbe utilizzata come risarcimento alle società produttrici qualora, in sede di merito, venissero riconosciute le ragioni di chi ha prodotto il film. L'avvocato Nicola Rocchetti, uno dei legali delle società Sistina Cinematografica e Metropolis Film, ha annunciato che ricorrerà contro la decisione del giudice. Secondo le case produttrici, la pellicola è basata su documenti ufficiali, in particolare l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Carboni e di Pippo Calò nel 1997

I legali di Carboni, in una nota, hanno affermato che se anche il loro cliente "non potesse pagare la cauzione altissima imposta, i produttori e i diffusori saranno diffidati a proseguire la programmazione, poiché l'eventuale prosecuzione della proiezione provocherà danni ingenti che i responsabili saranno chiamati a risarcire. La difesa di Carboni, prosegue la nota, comunica che proseguiranno le iniziative in sede giudiziaria per affermare la verità storica sulla morte di Calvi contro le verità di comodo e le ricostruzioni arbitrarie contenute nel film". Per il regista Giuseppe Ferrara è "un'ordinanza piena di ingiustizie". "Secondo il giudice Cruciani", ha sottolineato Ferrara citando brani dell'ordinanza, "nel film ci sarebbe 'una precisa indicazione di responsabilità del Carboni quale organizzatore del delitto'. Ma io ho separato la responsabilità del trasporto di Calvi da parte di Carboni a Londra, dove sarà ucciso, dall'effettivo omicidio del banchiere. Che poi Carboni a quel punto fosse diventato il 'dominus' di Calvi sta scritto anche nel libro 'I banchieri di Dio', pubblicato dagli Editori Riuniti e scritto dal giudice Mario Almerighi. Un libro che è molto più accusatorio del mio film. Del resto, non mi interessava dimostrare che Carboni fosse responsabile della morte di Calvi, quanto mostrare l'ambiguità della figura del faccendiere". Ferrara ha rivendicato il lungo lavoro (durato quindici anni) alla base del film: "L'ordinanza del giudice Sica sulla banda della Magliana, datata 1985, dice già", ha detto il regista sventolando una copia del provvedimento, "che Carboni era strettamente legato alla mafia siciliana. E ancora i dialoghi tra Carboni e Calvi riportati nel film sono stati pubblicati dalla commissione di inchiesta sulla P2. Eppure mi si rimprovera ora di aver messo in luce i legami del faccendiere con la mafia, la P2, i servizi segreti: evidentemente viviamo in un paese di ciechi, muti, sordi, dove non si puo' dire più nulla". Ferrara si è chiesto come mai "una certa magistratura che non riesce a battere la mafia riesce però a tagliare scene di impegno civile. Sono deluso, amareggiato e mi vergogno quasi di essere cittadino italiano". "Mi si obietta - ha continuato il regista - che il processo contro Carboni è ancora in corso: ma perché Vespa puo' far dire a Taormina, a psicologi, scrittori e mogli di ex sindaci che la mamma di Samuele è responsabile del delitto di Cogne, mentre Ferrara non puo' attaccare i grandi poteri?".
E proprio dalle pressioni dei poteri forti potrebbe dipendere, secondo il regista, l'ostilità verso il suo film: "Dopo la querela per diffamazione mi sono detto: 'Non vorrei che ci dietro ci fossero i poteri forti, chiamati nel film come corresponsabili di un delitto atroce, da Mediobanca, al potere politico, al Vaticano", ha sottolineato Ferrara, che ha aggiunto: "Mi è giunta notizia che la signora Cruciani è sposata con il figlio di Ciarrapico: e il nome di Ciarrapico compare più volte nei verbali delle telefonate di Carboni. Se esiste questo legame, perché il giudice Cruciani non si è ritirato?". Nella vicenda, ha ironizzato Ferrara, c'è tuttavia "un fatto positivo: Carboni deve tirar fuori tre miliardi per ritirare il film: voglio proprio vedere chi glie li presta". Il ritiro dalle sale, ha spiegato il produttore Enzo Gallo, scatterebbe solo nel momento del deposito da parte di Carboni della cauzione di un milione e mezzo di euro: "In ogni caso - ha sottolineato - per il film il danno è enorme: non tanto in termini di incassi, per ora fermi a circa 800 milioni di lire, quanto per i successivi sfruttamenti, tra home video, passaggi in tv e mercato internazionale".


Il libro di Almerighi

27 marzo 2002 - Esce in libreria "I banchieri di Dio" edito dagli Editori Riuniti. Il libro, con una prefazione di Marco Travaglio e una postfazione del regista Giuseppe Ferrara, pubblica l'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Mario Almerighi su richiesta del pm Giovanni Salvi, che riguardava Flavio Carboni e Pippo Calò per il caso Calvi.


Dall'Ansa: Carboni querelerà Ferrara

27 marzo 2002 - L'avvocato Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni, ha reso noto di aver ricevuto il mandato di agire penalmente nei confronti del regista Giuseppe Ferrara con riferimento agli "asseriti rapporti di Carboni con l' imprenditore Giuseppe Ciarrapico e con presunti 'poteri forti' che avrebbero esercitato pressioni in merito alla decisione giudiziaria di blocco del film". "Il regista - afferma Borzone - avrà così modo di chiarire, fra l'altro, quali siano le fonti delle sue 'approfondite' conoscenze degli atti giudiziari e di presunte intercettazioni telefoniche, nonché in ordine alle altre sue affermazioni circa le vicende processuali di Carboni, delle quali, così come ha fatto nel film, evita di riferire gli sviluppi". La pellicola, tuttora in proiezione (Carboni ha 14 giorni di tempo per versare la cauzione di un milione e mezzo di euro necessaria per il ritiro del film in attesa del giudizio di merito), è stata ritenuta dal giudice Cruciani offensiva della reputazione di Carboni in quanto rischia di attribuirgli delle responsabilità sulla morte di Calvi che, sottolinea lo stesso Borzone, non sono state provate.




NOTA FINALE

Ferrara ha vinto la causa.